Pareggio di bilancio subito? Non è quanto chiedono i mercati
Nei giorni scorsi è accaduto ciò che alcuni osservatori avevano da tempo paventato, che l’Italia venisse investita dagli attachi speculativi che hanno già ridotto in ginocchio le economie di Grecia, Irlanda e Portogallo. Come hanno fatto questi paesi, anche il nostro ha deciso di varare un piano di misure fiscali che anticipano il conseguimento del pareggio di bilancio. Prima di formulare una valutazione sulle misure proposte dal governo, è bene soffermarsi sulla natura della turbolenza finanziaria. di Domenico Lombardi
15 AGO 20

Nel 2007, all’inizio della crisi finanziaria internazionale, il rapporto deficit/pil si attestava all’1,5 per cento nel nostro paese. Nel 2010, tale rapporto saliva al 4,6 rispetto al 9,6 della Grecia, all’oltre 32 dell’Irlanda e al 7,3 del Portogallo. La nostra economia è risultata relativamente immune da bolle speculative nel settore immobiliare. Nel periodo dal 1999 al 2010, il picco nella crescita dei prezzi immobiliari è stato pari al 4,4 per cento nel 2005. Nello stesso anno, l’Irlanda registrava un valore più che doppio, come del resto il Portogallo. Il debito pubblico è notoriamente elevato nel nostro paese – a maggio, secondo il Bollettino sulla finanza pubblica della Banca d’Italia, ha toccato il nuovo record di 1897,5 miliardi di euro (erano 1890,5 ad aprile) –, ma questa non è una novità dell’altro giorno.
E’ in termini di crescita che l’Italia si differenzia nettamente da tutte le altre economie occidentali: il Fondo monetario internazionale prevede che l’incremento del pil si innalzi all’1,4 per cento dal 2015 in poi, in linea col valore previsto per l’anno in corso e con la tendenza osservata nell’ultima decade. Grecia e Irlanda registrano invece una crescita attesa del 2,7 e 3,3 per cento a partire dal 2015, nonostante le rispettive economie siano ora in terapia intensiva con un programma di assistenza congiunto Ue-Fmi. Quali indicazioni trarne? Nel caso del nostro paese, è l’interazione fra il basso tasso di crescita e l’elevato debito pubblico che galvanizza l’incertezza degli operatori di mercato sulla scia della crisi delle economie periferiche dell’Eurozona.
Il pareggio di bilancio, pur importante, non sarà in grado di migliorare il quadro di sostenibilità del debito pubblico in assenza di interventi correttivi sulla crescita, come acutamente rilevato da Mario Monti sulle colonne del Financial Times. Eppure, la manovra approvata ieri dal Parlamento privilegia il primo aspetto e non il secondo. L’obiezione spesso formulata al riguardo è che il consolidamento fiscale può essere attuato in tempi relativamente brevi mentre le riforme strutturali per la crescita richiedono un arco temporale esteso affinché i benefici si materializzino. Tuttavia, le aspettative giocano un ruolo altrettanto importante nelle attuali circostanze. Se le attese di un più elevato tasso di crescita del pil si materializzassero in modo credibile, l’Italia si allontanerebbe dal precipizio finanziario, subito. Senza contare che molte delle riforme non hanno costi per il bilancio pubblico, semmai ne accrescono la sostenibilità nel medio termine.
di Domenico Lombardi, Presidente dell’Oxford Institute for Economic Policy e Senior fellow presso la Brookings Institution